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Un po' di possibile, sennò soffoco!

Aggiornato il: apr 6


Di seguito proponiamo una scrittura a quattro mani, una riflessione su quella che potrebbe essere un'immaginaria conversazione impossibile tra due protagonisti appartenenti a mondi apparentemente molto lontani e diversi… ma nulla è come sembra! Lasciamo la parola all'Ingegner BACC ed allo Psicologo DIORF!



A colloquio col Signor DIORF

(Un’intervista impossibile)



E così, Ingegner BACC, Lei è venuto fin qui sul pianeta Gamma V per condividere con me alcune sue riflessioni inerenti il rapporto tra la sua professione e la mia.


Esattamente Signor DIORF.


Mi permetta innanzitutto, Ingegner BACC, di offrirLe un caffè. Immagino che il Suo viaggio sia stato alquanto lungo e di non facile percorrenza… del resto si dice che viviamo ad almeno tre anni luce di distanza!


La ringrazio molto signor DIORF, accetto volentieri il Suo caffè… un caffè macchiato andrà benissimo. Mi permetta tuttavia di tranquillizzarLa per quanto riguarda la percorrenza del mio viaggio. Vede quell’astronave parcheggiata poco più avanti? Ho apportato personalmente delle modifiche al sistema propulsivo, affinché potessi raggiungerLa quanto prima. Sa, con questi propulsori chimici è inevitabile che per migliorare il rapporto tra massa finale e massa iniziale bisogna puntare ad alte velocità efficaci di uscita; un continuo gioco di ottimizzazione che…


Mi scusi se la interrompo Ingegner BACC, sarà la mia deformazione professionale, ma la domanda che Le ponevo era relativa al viaggio mentale ed esperienziale che l’ha portata sin qui. Mi incuriosisce la possibilità di poter conversare con i suoi pensieri propulsori, gli stessi che La portano a desiderare di macchiare il Suo caffè con del latte… oh a proposito preferisce con o senza zucchero?


Oh capisco… ehm… con lo zucchero?


Anch’io vorrei tranquillizzarLa a riguardo, non è in analisi. Ad ogni modo, volendola dire tutta, i serial killer prendono sia il caffè con lo zucchero che senza zucchero, sia macchiato che classico… voglio dire, schemi di comportamento similari appartengono a categorie di persone incommensurabilmente diverse. Pertanto può bere il caffè tranquillamente. Ecco a Lei lo zucchero.


Grazie mille, signor DIORF. Devo ammettere di aver avuto un pensiero un po’ noir qualche tempo fa: cerchi di capirmi, avevo realizzato, dopo due mesi di intenso lavoro, il mio primo prototipo di una cyber mano per videogiochi e mia moglie di tutta risposta, guardandolo, mi dice: “Bello, ma credo che i giapponesi l’abbiano già inventato”. A volte sì, basta un po’ più di zucchero e la pillola va giù!


Non se la prenda Ingegner BACC, Sua moglie ha solo messo in atto un processo di decondizionamento, nel tentativo di rimodulare il Suo comportamento e riportarLa un po’ sulla terra ferma… chissà, probabilmente aveva già intuito della Sua volontà di esplorare altri pianeti.


Oh sì signor DIORF, nel mio gergo si chiamano stopper d’avanguardia per l’arresto ed il corretto posizionamento… ma veniamo pure alla nostra conversazione! Sarei interessato a comprendere se le nostre professioni hanno dei punti in comune.


Mi dica, perché Le sta così tanto a cuore capire se la Sua professione e la mia hanno punti in comune? Sa benissimo che in tutto l’universo π4 è piuttosto diffusa l’idea che l’Ingegnere e lo Psicologo sono due figure con mentalità diametralmente opposte: mentre Lei è considerato una mente squadrata, calcolatrice, scientifica, io sono apprezzato come professionista aperto, flessibile, di stampo umanistico; insomma, due mondi disgiunti… mi perdoni l’analogia.


Eppure Signor DIORF, io credo che queste due mentalità mostrano una profonda affinità; mi riferisco all’approccio scientifico utilizzato nella risoluzione ai problemi. Le faccio un esempio concreto. Quando un Ingegnere opera sul pianeta Terra, prima di tutto inizia ad analizzare il sistema fisico con cui ha a che fare, lo studia cercando di descriverlo mediante opportuni modelli matematici forniti dall’Ingegneria, dalla Fisica e dalla Matematica. Quindi sceglie i metodi e le tecniche più efficienti ed efficaci da utilizzare come strumenti di progettazione.


Interessante Ingegner BACC. Vuole sapere cosa fa invece uno Psicologo sul pianeta Gamma V? Quando esso si trova ad analizzare un paziente, lo studia cercando di inquadrarlo mediante opportuni schemi, o casi di studio, formulati dai nostri studiosi delle discipline Psicologiche. Quindi si accinge a scegliere i metodi e le tecniche più opportuni ed efficaci da utilizzare come strumenti di cura da applicare al paziente stesso. Ma … mi dica, Ingegnere, può spiegarmi più dettagliatamente come si articola la Sua attività?


Certamente, Signor DIORF. Dunque, deve sapere che nell’ingegneria è prassi utilizzare modelli matematici formali più o meno approssimati, impiegati per stimare il comportamento di un sistema reale. Attraverso l’utilizzo di convenienti strumenti di calcolo, è possibile prevedere il comportamento del sistema reale, sempre con un certo grado di approssimazione; basta valutare gli effetti ottenuti sul modello matematico quando esso viene sottoposto alle stesse sollecitazioni che agirebbero sul sistema fisico.


Questo non mi sorprende affatto, caro il mio Ingegner BACC. Nella nostra Psicologia è frequente l’utilizzo di schemi e/o mappe che ci permettono di descrivere una patologia e stimare le cause che essa produrrebbe se calata in uno specifico contesto. Può facilmente comprendere come i risultati acquisiti dagli schemi e/o dalle mappe possano essere impiegati per identificare e sperimentare specifiche cure.


Bene, almeno sul primo punto siamo simili. Mi lasci però continuare, Signor DIORF. Allorquando il modello matematico viene reputato soddisfacentemente fedele alla realtà fisica, allora su di esso vengono applicati metodi e tecniche ingegneristiche che consentono di progettare un artefatto (un edificio, un velivolo, un sistema di controllo automatico per impianti industriali, etc.). Il risultato del progetto così ottenuto viene infine applicato al sistema reale. Va da sé che la bontà del risultato finale dell’intera opera ingegneristica è strettamente legata all’accuratezza del modello matematico stesso: tanto più esso è aderente al sistema fisico, tanto più il comportamento complessivo dell’opera sarà simile a quello previsto in fase progettuale.


Anche su questo aspetto non resto sorpreso, Ingegner BACC. Grazie alle mappe concettuali che Le ho summenzionato, cerco di approssimare il comportamento del paziente, quindi valuto tramite esse quali sono gli effetti causati da specifiche sollecitazioni e studio un possibile rimedio che permetta così di ottenere degli effetti che giudico soddisfacenti. Quel rimedio si chiama cura che infine applico al paziente. Può ben capire che l’efficacia di tale rimedio è strettamente legata allo specifico schema che ho deciso di utilizzare. Ne consegue che, tanto più lo schema descrive bene la patologia reale del paziente, tanto più la cura sarà efficace.


Sa cosa mi lascia perplesso, Signor DIORF? Il fatto che il modello matematico non può descrivere perfettamente la realtà. Infatti le leggi fisiche ed ingegneristiche, formalizzate attraverso quel meraviglioso strumento che si chiama matematica, consentono di ottenere modelli matematici solo approssimanti la realtà. Se quindi l’approssimazione del modello matematico risulta essere troppo grossolana, allora la stima del comportamento del sistema reale che ne consegue diviene significativamente diversa da quello vero, conducendo ad una progettazione ingegneristica inefficiente e/o inefficace, se non addirittura inopportuna. Tuttavia per ottenere un modello matematico molto accurato sono richieste profonde competenze e molto tempo. Bisogna quindi trovare un compromesso tra accuratezza del modello matematico, qualità del risultato finale e risorse impiegate.


Non si senta solo, caro BACC. Anche nel mio caso uno schema o una mappa non può sostituire la psiche di un abitante del nostro pianeta Gamma V, sarebbe un’utopia; infatti gli studi nella nostra letteratura propongono modelli comportamentali canonici, generalizzati. Però bisogna essere anche consapevoli di ciò e non rimanere troppo superficiali, altrimenti potremmo provocare dei danni davvero grossi.


Ha ragione signor DIORF, da quanto condiviso possiamo renderci conto di quanto siano molto simili gli approcci mentali utilizzati dall’Ingegnere sulla Terra e dallo Psicologo sul pianeta Gamma V.


Però Ingegner BACC, in tutto ciò c’è un aspetto che è super partes rispetto alla nostra specifica professione, che riguarda la persona più che il professionista. L’approssimazione che è presente sia nei nostri schemi interpretativi comportamentali che nei vostri modelli matematici Terrestri, contiene di fatto un’incertezza, ossia ciò che la Psicologia nell’universo π4 e la vostra Ingegneria non sono in grado di descrivere, di schematizzare, di inquadrare. Pertanto quello che realmente può costituire una significativa differenza tra le diverse persone, appartenenti o non alla stessa disciplina, è la capacità di saper cogliere, contenere e gestire al meglio gli effetti legati a quelle parti del sistema/persona che non sono formalmente determinabili, ma che danno però un certo fascino alla vita reale.


Mi sta forse dicendo, signor DIORF, che quella incertezza – prodotta dall’impossibilità di descrivere in maniera assoluta e circostanziata i nostri sistemi di riferimento – La vede più come possibilità che come un nostro limite abissale?


Ha colto perfettamente Ingegner BACC. Del resto sa meglio di me che sul bordo del limite si affaccia la finestra delle possibilità tendenzialmente infinite. D’altra parte anche la poetessa Szymborska ce lo ricorda: “L’abisso non ci divide. L’abisso ci circonda”.


Credo, signor DIORF, che attraverso questa conversazione impossibile siamo riusciti ad aprire un po’ quella finestra, dandoci il lusso di respirare aria fresca e nuova. Crede mai che nel nostro universo sarà possibile andare oltre le apparenti differenze? Che da quella finestra ci si potrà affacciare, fosse anche solo per godere del limite degli infiniti tramonti?


Ingegner BACC, volendo riprendere la sua metafora e la citazione di uno dei miei filosofi preferiti: “un po’ di possibile, sennò soffoco!”. Ad ogni modo, se conviene con me, per la prossima discussione impossibile aggiungerei meno zucchero al caffè.


Decisamente signor DIORF, decisamente!



Autori:

Dott. Andrea Cataldo: La scrittura di questa conversazione impossibile ha preso avvio a seguito della visione e partecipazione online al Festival della Scienza 2020, svoltosi a Genova. Pienamente coinvolto dallo spirito di divulgazione scientifica diretto, semplice e a tratti divertente, ho pensato di raccontare la mia competenza ed esperienza tecnico-scientifica attraverso una struttura un po’ insolita, ovvero attraverso la forma dialogica. Tale struttura mi ha permesso di dar voce alle riflessioni di entrambi i protagonisti, i cui ambiti di appartenenza (ingegneria e psicologia) sono comunemente percepiti come diametralmente opposti, come se provenissero – appunto – da mondi lontani e totalmente differenti. Da qui la necessità di metterli in comunicazione; da qui la necessità di avviare la loro conversazione impossibile, con l’augurio che tali pensieri possano essere occasione di ulteriori approfondimenti e fonte di riflessione, non solo per le figure professionali poste in essere, ma anche per chiunque sia solamente appassionato di un settore ed intravede la possibilità di far convergere le proprie idee con quelle altrui.


Dott.ssa Anna Centore: Il mio contributo, postumo rispetto alle brillanti idee e scritture tecnico-scientifiche del Dott. Cataldo, ha preso avvio a seguito della sua richiesta di aggiungere uno spirito più “umanistico” all’intera conversazione. A seguito della contestualizzazione, il mio obiettivo è stato quello di far emergere inizialmente i mindset differenti dei protagonisti, sebbene in tale struttura di “conflitto dialogico”, data dalle piccole sfumature interpretative, inizino a rivelarsi delle prime analogie di carattere strutturale e metodologico. La forma, volutamente leggera, precede l’argomentazione più rigorosa ed abilmente delineata dal Dott. Cataldo, ove affiorano i punti in comune dei protagonisti in un susseguirsi di profonde ed interessanti riflessioni tecnico-scientifiche. Ho infine tentato di far emergere, nelle conclusioni della conversazione, lo spirito umanistico derivante dall’intero dialogo, nella speranza di aver adeguatamente evidenziato quell’intima connessione tra mondo scientifico e mondo umanistico, così come coraggiosamente pensata dal primo autore.


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